domenica 25 luglio 2010

Radio Nowhere - J.

'It's such a perfect day, I'm glad I spent it with you. Oh such a perfect day.'

Winston blu, pacchetto morbido. Un casino. Sparse in giro per la borsa.
Qui ormai, in questo appartamento, si parlano troppe lingue. Il brasiliano, quello
improvvisato, totalmente casuale, che ci fa ridere.
Poi c'è un pò di dialetto comasco, un pò di dialetto pugliese. E poi c'è
la lingua che ci unisce,la parliamo tutte quante, quella della musica.

Si parla di tutto, non credo ci siano nemmeno più argomenti tabù tra di noi.
Credevo fossimo persone su lunghezze d'onda totalmente diverse, distanti quanto basta
per non tentare di avvicinarci un pò di più.

Invece no.
Le persone, per quanto possano essere diverse, sono accomunate dalla musica.
Bastano le parole di una canzone.
Essenziale, invisibile agli occhi.

Fuori fa caldo.
I pensieri scorrono più veloci del solito.
Impercettibili sfumature.

Trasformiamo una casa. La facciamo nostra.
Ci sdraiamo ai giardini di Kensington.
C'è Peter Pan. Sono ancora un pò bambina.
Ogni volta che torno qui, più che mai.

Poi c'è la tempesta, pioggia che scroscia senza finire più.
Noi zuppe, che corriamo a ripararci sotto ad un enorme albero.
Il suono della banda davanti a Buckingham Palace.
Il tassametro di un Taxi nero.
Il rumore di una fontana nel cuore di un parco da sogno.

Qui, adesso, siamo tutte come Peter Pan.
Ancora piccole, con la voglia di restare tali, ma con la consapevolezza
che tutto questo non durerà mai abbastanza.

Sì, il nostro appartamento di Bricklane è l'Isola che non c'è.
I bambini dell'oratorio sono i bimbi sperduti.
Mi sento Peter Pan, con la voglia di volare.
Mi sento Wendy, con la voglia di raccontare.
Mi sento Uncino, con la voglia di vincere.

La polvere magica per volare ancora non l'ho trovata.
Ma tra tutte le spezie che vendono sotto casa nostra, qualcosa troverò.
Promesso.

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