domenica 25 luglio 2010

Così. - J.

Che giorno è, questo è il tempo di vivere con te.

Battisti, un classico.
Due giorni in un post.
Il tutto in post-sbronza leggera.
Lo sanno tutti, mi basta un sorso di vino, mezza birra.

Questa 'vacanza', non è una vacanza.
Si tratta piuttosto di una sorta di viaggio interiore.
Grandi risate. Sì, sono sempre stata sensibile a livelli imbarazzanti.
Ma qui sto provando sensazioni completamente diverse. Diverse da tutto.

Ogni sera, quando ci ritroviamo qui, in questa stanza, al lume di candela (no,
la lampadina non l'abbiamo mai cambiata) una sensazione di indescrivibile
leggerezza prende possesso del mio corpo e della mia mente.

Non mi vergogno a parlarvi di questa sensazione.

Ieri ci siamo svegliate presto, anche Ester si è svegliata presto.
Strano, ho pensato. Perchè Ester non è proprio il tipo da svegliarsi presto
la mattina.

Di solito, mentre noi siamo intente a farci la doccia e a prepararci,
lei se ne sta spiaccicata sul letto a pancia in su, con la bocca semi-aperta,
in un modo carinissimo. Continua a dormire. Noi non la svegliamo,
le chiediamo a bassa voce se vuole venire con noi a vagare per la città.
Lei risponde a suoni, incomprensibili.

Così usciamo. Lei poi si fa sentire nel pomeriggio, con calma.

Ad ogni modo...ieri ci siamo svegliate presto.

'Andiamo alla TAAATESSS.'
Ester è motivata.

Ci vestiamo a scendiamo. Il cielo è grigio, grigissimo.
Questa è l'unica città, che anche sotto la pioggia, non mi rende triste.
Camminiamo sotto ad un cielo ingombro di nuvole, con il cuore leggero,
le gambe veloci.
Passeggiamo costeggiando il 'River Thames'. Passiamo vicino alla
London Dungeon, e naturalmente mi prendo un colpo vedendo enormi omaccioni
vestiti di nero e sporchi di sangue finto.

Qui un sacco di cose sono fasulle.

Per questa ragione sembra tutto fantastico, ma se cominci a scavare, ti rendi conto
che le crepe di questa città sono molto più profonde di quanto pensavi.

Qui non usano le tapparelle. Incredibile.
La gente cammina scalza per la strada. Disgustoso.

Continuiamo a camminare. Superiamo il London Bridge. Non mi è mai piaciuto questo
ponte, lo trovo spaventosamente insignificante.

Poi arriviamo al Borough Market. Odori di ogni tipo. Un centinaio di bancarelle,
un milione di cibi diversi.

Non amo sperimentare, ma stavolta mi tocca.
Così per pranzo mangiamo un panino ripieno di rucola (troppa rucola) e salsiccia
piccante che sembra provenire dalla Spagna.

Buonissimo. Non l'avrei mai detto. Quando ti trovi in una città che non è la tua,
per più di un week end, devi per forza provare cose nuove. Vivere di hamburger non
è il massimo.

In una settimana, ne vado particolarmente fiera, ho toccato solo un hamburger.

Finalmente, dopo il nostro leggerissimo pranzo, arriviamo alla Tate Modern.
Entriamo.
Fuori fa freddo.
Dentro anche, di meno.

C'è ancora la mostra sul sogno e sul surrealismo. Io l'ho vista appena tre mesi fa,
così comincio a vagare in silenzio per la galleria, buttando un occhio
a cose che tre mesi fa non avevo notato.

Amo questo posto.

Poi usciamo, fa ancora freddo. Pao decide di non partire per Plymouth, resta con noi
anche per il week end.
Siamo sempre noi quattro. Si sta bene, noi quattro.

Voglio un dolce, a tutti i costi. Incontriamo sulla strada del ritorno Starbucks, ci
fermiamo per il mio capriccio. Finiamo per restare quasi un'ora.
Versiamo del caffè americano sul tavolino in legno.

Poi ce ne torniamo a casa, soddisfatte del nostro pomeriggio culturale.

Molliamo borse e sacchetti pieni di libri d'illustrazione su in casa.
Poi scendiamo. Un paio di birre.
Camminiamo in cinque per Bricklane, osservandola più da vicino mentre scende la sera.
Con il calare del sole, calano anche le saracinesche dei negozi, e si alzano
quelle dei locali.

Davanti a noi il 1001. Finiamo la nostra birra da 99 p. e superiamo la transenna.
Attraversiamo la fiumana di gente che beve e ride, e svoltiamo a sinistra.
Eccolo lì, il ristorante dentro al double decker bus. Ironia della sorte.
Me l'aspettavo diverso, più bello.
Ma bello lo è lo stesso.

'Cosa mangiamo per cena?'
Basta. Proviamo i beigel. Prima o poi dovremo farlo.
Così li proviamo. Con pollo, pomodoro e maionese.

Li portiamo su in casa, e ci mettiamo a mangiarli sul nostro balcone.

Scende la notte.
Abbiamo la musica, abbiamo i beigel.
Li mangiamo.
Tutti.
L'aria è freschissima.

Buonanotte, Londra.

Non controllo la grammatica e la punteggiatura.
Mi addormento nell'ignoranza. Non m'interessa, non oggi.

1 commento:

  1. si scrive bagel, e non è tipicamente inglese, ma americano (di origine ebraica).
    perché digustoso a piedi nudi x strada? è bellissimo.la gente a londra è solo + libera che qui.

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