giovedì 29 luglio 2010

Over 5 million - J.

'Hey mate, does popcorn contain eggs?'

Cominciamolo così, questo post.
Con una frase assurda, da idiota, letta su un giornale inglese.
Magari nessuno sta seguendo questo blog, ma viviamo nella speranza che ci sia qualcuno senza una vita.
Qualcuno a Milano, con poche cose da fare.
Qualcuno c'è sicuramente, piazzato davanti al computer, in fissa su facebook.
Home, profilo. Home, profilo. Aggiorna, aggiorna.
LO SO, che lo fate.

Se capitate qui, su questo blog, adesso, sappiate che vi beccherete il racconto di una serata
ordinaria, e quello di una giornata ancor più ordinaria.

Stavolta sarò breve. Mi han detto.
Confido nelle capacità di Ester, so che prima o poi prenderà sul serio questo blog che abbiamo aperto
sotto sua richiesta. Confido un pò meno nella sua voglia di fare.
E' pigra. Signori, Ester Bianchi è la regina della pigrizia.
Ma mi piace così.

Arrivano verso le due mia sorella e la sua amica.
Non hanno un albergo, non hanno nemmeno una valigia.
Shopping, dicono loro.
Solo quello.

A questo punto, da brava sorella minore, le lancio una proposta: 'potreste stare da noi, non
spenderesti nulla per l'albergo. E poi siamo in una zona davvero bella.'
'Ci sta.' MAI rispondere in modo affrettato.

Espressioni di terrore sui loro volti quando vedono il nostro portoncino.
E' di fianco ad un negozio di mobilia usata. Due poltrone ammuffite in vetrina.
Parliamone.

'Tappatevi il naso per salire le scale. Abitiamo al secondo piano.'

Lo so, un avvertimento di questo tipo non può che peggiorare la situazione, e alterare il punto di
vista di due ragazze per bene.

Saliamo le scale.

L'espressione di terrore sui loro volti diventa sgomento.
'Ho già capito che non resteranno qui, stanotte.' penso tra me e me.

'Ah...ok. Ma voi vivete qui?'
Così pare.

Poverine.
Si sono prese un colpo.
Hanno paura persino a toccare la maniglia della porta.
Poi fuggono in men che meno dopo aver visto il nostro balcone.
Che a noi ormai sembra un giardino incantato.

Trovano un albergo alla fine di Bricklane, meglio di casa nostra dicono loro.
Non ci vuole molto.

Casa nostra si trasforma nel giro di mezz'ora in un porto di mare.
Gente a caso che suona il citofono.
Salgono tutti.
Tutti sul nostro balcone.

Un vento fresco, bottiglie di sidro alla mela che sa di pera ovunque.
Poi arriva il momento.
Il MIO momento.

La fatidica craniata da guinness che prima o poi dovevo sperimentare.
Esco convinta dalla finestra (forse l'ho già detto, che per uscire sul balcone l'unico modo
è uscire dalla finestra. Allegherò presto foto.) e prendo la testata del secolo, rimbalzando
clamorosamente all'indietro.

Cado per terra e scoppio a ridere.

Oggi, due giorni dopo, il bernoccolo (bernoccolo?) è ancora qui, un'esperienza mistica, ve lo
assicuro.

Passo la giornata successiva a riprendermi dalla mia vergognosa sbronza da sidro.
Accompagno le due donzelle a fare shopping.
Mi sento morire.

I negozi qui sono sempre affollatissimi.
Ma qui nessuno lavora?
Sorvoliamo.

Giornata stancante, che si conclude con un fantastico Beigel (mi sono convertita al Beigelismo,
religione Bricklaniana) sotto casa, insieme a tutti quanti.

Stamattina ci svegliamo con più calma.
Doccia, sistemata veloce alla reggia, ormai battezzata come 'Chez Fritturà' - la casa del cibo
fritto.

Io voglio andare all'acquario.
Sì, voglio andarci da un sacco di tempo.
NON SO COME, convinco Ester.

Sale gente a caso a trovarci, trascinandosi dietro biciclette, che restano abbandonate nel nostro
ingresso per un quarto d'ora buono.

Prima sigaretta della mattina, ed eccoci qui, davanti al Sea Life, l'acquario di Londra.
Sono emozionata, come una bambina la mattina di Natale.
Ester sorride, penserà che sono pazza ad averla trascinata qui, in mezzo ad un milione di mocciosi
insopportabili. Forse no.

Entriamo, mazzata sulle ginocchia. 18 sterline.
Per noi sono un capitale.
Noi dobbiamo fare la spesa, mazzi di cose, capito.

Me lo godo tutto, questo acquario di Londra.
Arriviamo alla sezione 'meduse' e un bambino anticipa la mia reazione.
Si ferma davanti alla vasca, si mette in posizione da battaglia ed urla: 'Oh my Gooood mum!!!
JELLYFISH!!!'.
Scoppio a ridere.

Poi accarezzo una stella marina. Fantastico.
Infine eccomi qua, davanti alla vasca delle tartarughe. Quanto le amo.
Goffe ed impacciate, con il loro guscio ingombrante mentre cercano di nuotare dritto.
Queste qui si chiamano Red Eared Terrapin - Trachemys scripta Elegans. Alla faccia.
Ogni tanto mi sento come loro.

Usciamo dall'acquario, sorrido ancora.
Felicissima.

Pao è a lezione, le donzelle a fare shopping. Ester ed io ci godiamo la vista del Thames, sedute
su una panchina.

'Andiamo.'

Ce ne andiamo al mercato di Camden.
Ci perdiamo in un labirinto di bancarelle.
Poi ci fermiamo a mangiare.

Ed ora eccoci qui.
'Chez Fritturà', l'acqua in pentola.
Ad aspettare le due donzelle per cena.

Pao che canticchia qualche 'dududu', Ester che le canta sopra 'London Bridge is falling down', io
che scrivo, tanto per cambiare.

Non c'è più nessuna bicicletta nel nostro ingresso.
Ma ci siamo noi.

Che ne so, questa è casa mia.

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